MARKAPPA è Media Supporter di HEROES, Meet in Maratea 2017!

eventi, Senza categoria

MARKAPPA è lieta di essere media supporter di Heroes,meet in Maratea 2017: seconda edizione dal 21 al 23 settembre 2017. Il più grande evento dell’euro-mediterraneo dedicato a futuro e impresa.

Di seguito vi mostreremo il comunicato stampa di questa interessante iniziativa, cui invitiamo tutti i nostri lettori alla partecipazione (in fondo all’articolo è presente una promo a voi dedicata), in quanto siamo certi che il connubio tra l’innovazione, la digital transformation e l’imprenditoria sia il vero motore del cambiamento del nostro paese.

 

Agosto 2017 – Si terrà dal 21 al 23 settembre prossimo la seconda edizione di Heroes, meet in Maratea, primo Euro-Mediterranean Coinnovation Festival. Protagonisti i principali leader mondiali d’impresa, business angels, investitori, intellettuali, policy makers e le migliori startup del bacino euromediterraneo.

Il Festival, giunto alla sua seconda edizione, si svolgerà a Maratea, in Basilicata. In programma incontri e laboratori, alternati a concerti, escursioni in barca e relax in spiaggia con alcuni dei principali nomi nazionali e internazionali dell’economia e dell’innovazione.

Attraverso keynote speech, worshop, tavole rotonde, interviste, hackathon, showcases e business meeting, Heroes si propone di favorire l’incontro, la collaborazione e la nascita di nuove alleanze tra la domanda e l’offerta di innovazione, attraverso un approccio orientato alla contaminazione e alla co-progettazione.

Al centro dell’attenzione saranno le idee, i progetti e le imprese più innovative e sostenibili e in grado di dimostrare la capacità di rispondere efficacemente alle principali sfide tecnologiche, sociali ed economiche del nostro tempo, in gara per l’Heroes Prize Competition.

Obiettivo dell’iniziativa, creare un modello unico in Italia, in grado di far convergere gli ecosistemi nazionali relativi a innovazione, startup e imprenditoria, oggi frammentati. Un’occasione di incontro e confronto tra mondo diversi eppur complementari quali piccole, medie e grandi imprese, istituzioni, università e nuovi luoghi dell’innovazione, compartecipi nella definizione di nuove strategie di benessere condiviso, di competitività e di occupazione.

Rispetto allo scorso anno, ancora più spazio sarà riservato agli ospiti internazionali. Parteciperanno all’evento, tra gli altri, Chris Walts, Associate Director Ogilvy London, Davide Venturelli, Artificial Intelligence, Quantum Computing, Nanosciences and Robotics (NASA, USRA, Archon), Marco Grossi, Senior Manager Facebook, Marie Stafford, European Director The Innovation Group, Janusz Marecki, Senior Research Scientist Google DeepMind, Polina Raygorodskaya, CEO & Co-Founder Wanderu, Rui P. G. Pereira, Senior Creative Technologist Google, Savannah Peterson, Founder and Chief Unicorn Savvy Millennial.

E poi, ancora, Alessandro Mazzù, Consulente di Web Marketing, Marco Attisani, Founder e Ceo Watly, Matteo Sarzana, General Manager Italy Deliveroo, Mirko Pallera, Founder Ninja Marketing e Ninja Academy, Oliviero Toscani, fotografo, Oscar Di Montigny, Chief Marketing, Communication, Innovation Officer Banca Mediolanum, Roberto Magnifico, Partner  LVenture Group.

L’iniziativa prevede quest’anno anche un’area espositiva dedicata alle startup, e una sezione dedicata alla sperimentazione. Si discuterà di temi di rilevanza sociale ed economica, come Industria 4.0, Intelligenza artificiale, Interazione uomo-macchina, Realtà aumentata e Virtuale, Fintech, Cyber security e Trasferimento tecnologico.

Inoltre, si affronterà il tema dell’evoluzione dei settori produttivi più tradizionali a seguito della Digital Transformation. Un’evoluzione che sta incidendo, ad esempio, su educazione, medicina e salute, energia e ambiente, cultura e turismo, artigianato, moda e commercio, sicurezza e inclusione sociale.

Sono attesi 150 ospiti, 500 startupper e 1000 partecipanti, distribuiti nelle diverse aree allestite nell’occasione. Previste 4 sale per la formazione e il codesign, 3 investor matching area e 1 premio per l’innovazione.


 

Per tutti i nostri lettori che vogliano prendere parte all’iniziativa è previsto un codice sconto (HEROESMKAPPA) valido fino al 10 Settembre con la possibilità di acquistare il biglietto in modalità Ticket Only al prezzo di 79 euro + iva (anziché 199 euro + iva).

Il codice va inserito in fase di acquisto al seguente link nell’area indicata per l’inserimento del codice sconto.

Per tutti gli eroi coraggiosi come noi… ci vediamo a Maratea!

#questoèmarketing

P come Purple Cow

Senza categoria

Oltre alle “P” convenzionali, un guru del marketing come Seth Godin ci suggerisce di uscire dagli schemi e creare delle “Mucche Viola” per fare fortuna in un mondo tutto marrone.

Gli addetti ai lavori conoscono dalla letteratura le “sacre P” del marketing (Price, Product, Placement, Promotion), anche se in realtà ognuno può avere le sue preferite e l’elenco tende ad allungarsi. Ma chi si occupa di questa materia è già abituato ad innumerevoli sconvolgimenti, miglioramenti e mutamenti. Seth Godin suggerisce di aggiungere all’elenco la “P” di “Purple Cow” la cui essenza è la straordinarietà. Sostanzialmente si tratta di “Mucche Viola”, per distinguere la nostra organizzazione dalle altre e uscire dal pantano.

Il concetto di Mucca Viola è utilizzato, quindi, come un modo per descrivere un prodotto o un servizio che ha delle caratteristiche così straordinarie da portare l’organizzazione fuori dalla crisi e garantirne la crescita.

Nella società odierna, i consumatori hanno ormai tutto ciò che desiderano, devono solo scegliere, ma non hanno il tempo e soprattutto la voglia di ascoltare gli annunci pubblicitari che vengono loro proposti attraverso i metodi tradizionali (spot televisivi in primis). Ecco che qui entra in gioco la P di “Purple Cow”: l’autore ci suggerisce che, invece di spendere preziose risorse economiche per i convenzionali metodi di marketing, queste possono essere utilizzate per rimboccarci le maniche e creare qualcosa di straordinario.

Fig.1 Curva di Moore

La regola è proprio quella di creare dei prodotti straordinari per le persone giuste. Osservando la curva di Moore in fig. 1, possiamo notare che, mentre nel marketing tradizionale l’obiettivo era raggiungere il maggior numero possibile di persone, quindi il centro della curva della campana (early & late majority), la strategia suggerita da Godin è invece quella di dedicarsi alla parte sinistra della curva (innovators & early adopters).

Creare un prodotto sufficientemente straordinario da attrarre gli innovatori e gli adattatori precoci, che con il loro entusiasmo possono diffondere l’idea lungo tutta la campana.

È lo straordinario, per cui valga la pena di parlare, che si farà autonomamente un marketing positivo, e si espanderà come un virus, dapprima all’interno della nicchia dotata di otaku e poi via via verso tutti gli altri consumatori. I prodotti per tutti esistono già, per cui, se vogliamo creare un’idea che si diffonda, bisogna puntare a raggiungere una nicchia e, se possibile, una nicchia all’interno della nicchia target.

Ma cos’è l’otaku? Un termine giapponese che indica una forte passione e motivazione. Per fare un esempio, Steve Jobs aveva l’otaku per la ricerca di prodotti che “avrebbero cambiato il mondo”.
Cerca il tuootaku e troverai sicuramente la fonte di ispirazione per creare qualcosa di straordinario. Non è difficile, è li dentro di te, basta solo riconoscerlo e saperlo ascoltare.

 

“La pubblicità diretta a tutti è inutile.
occorre indirizzarla a persone interessate e influenti che, starnutendo, diffondono il virus”. (Seth Godin)

Una Mucca Viola non è una scorciatoia, è bensì dedicata alle organizzazioni e alle persone lungimiranti, non garantisce di certo risparmi, ma è il modo migliore e forse l’unico per conseguire una crescita. Non vi è un modo di sapere se avrà successo o meno, se sia troppo rischiosa o meno, ma a farla funzionare è l’imprevedibilità stessa del risultato.

In un mercato affollato la scelta migliore è cercare di emergere, seguire gli altri significa fallire. Una volta emersi, però, bisogna fare necessariamente due cose:

  1. Mungere dalla Mucca per trarne il maggior profitto possibile (dipende chiaramente dai mercati, dal tipo di prodotto, alcuni ad esempio possono creare benefici più a lungo di altri);
  2. Creare un ambiente in grado di implementare un’altra Mucca Viola, prima che i benefici della precedente svaniscano.

Il marketing è essenziale per la vita delle organizzazioni, ma fare cattivo marketing è peggio che non fare nulla. Per questo motivo è necessario affidarsi sempre a professionisti seri e preparati, che possano far risaltare le qualità migliori del prodotto o servizio, indirizzandolo ad una nicchia specifica.

Se poi vogliamo avere una percentuale più alta di garanzia di successo, bisogna invertire il ragionamento precedente, non indirizzare un prodotto o servizio esistente ad una nicchia, bensì trovare un target all’interno di una nicchia di mercato e realizzare per loro un prodotto o servizio straordinario.

Il concetto è quello di stravolgere la concezione tradizionale. Non fare marketing sul prodotto finito, piuttosto creare un prodotto per una determinata clientela, servendosi del marketing come strumento dalla fase iniziale della creazione del prodotto, seguendolo via via fino al lancio sul mercato target.

Le organizzazioni che non hanno voglia di rischiare e di mettersi in gioco hanno già perso!

L’importante lezione che possiamo imparare dalla strategia della Mucca Viola è che: “La via meno rischiosa da intraprendere è proprio quella di rischiare” (cit. Seth Godin).

Antonino Marrone

 

In viaggio con MARKAPPA: il Web Marketing Festival 2017

EDOARDO SABA

E’ ora di Web Marketing Festival!

L’evento tanto atteso e prenotato da mesi finalmente è arrivato, e con esso è arrivato l’amplificarsi di tante curiosità, tante speranze e tante prospettive di crescita professionale.
Il team Markappa è in fibrillazione durante le ore d’ufficio che precedono la partenza di giovedì 22 giugno, ma come diciamo sempre: The marketing must go on!
E’ con questo spirito che arriviamo alla conclusione dei lavori e alle 16.00, finalmente, si parte!

Arriviamo sulla riviera romagnola dopo 4 ore di chiacchiere, sonni (guidatore escluso fortunatamente), caldo e tanti strappi alla dieta nei vari Autogrill lungo il percorso.
Il tempo di una doccia in albergo e subito in strada per respirare quell’aria di mare che tanto ci manca e tanto manca, a chi come noi, il mare lo vede solo nelle grafiche dei contenuti che crea per i clienti.
D’obbligo la cena con due piadine king size e una “chiara media” a testa.
Tra un boccone e l’altro i discorsi sono tutti incentrati sul marketing e la comunicazione. La voglia di vivere appieno l’esperienza dei due giorni seguenti fa da padrona fino a mezzanotte, in quel momento una musica techno in lontananza ci guida fino in spiaggia e inizia così un fuori programma decisamente interessante, ma non siamo qui per parlare di questo.

Eccoci al 23, si comincia! Nel pieno rispetto della tabella di marcia siamo in macchina alle 8.15 ed in pochi minuti, data la posizione strategica dell’albergo, raggiungiamo il Palacongressi di Rimini.
Non si può dire che sia mancato l’ “effetto wow”, struttura altamente futuristica e 6000 professionisti in estasi.

wmfplenaria

Sala Plenaria, apertura WMF2017

Uniti all’estasi generale recuperiamo badge e gadget e ci rechiamo in Plenaria. Modena City Ramblers per l’apertura, conduzione affidata a Cosmano Lombardo e Giorgia Palmas, e a seguire tre interessantissimi interventi sulla “criminalità e il digitale” aventi ad oggetto: il traffico di stupefacenti, il traffico di esseri umani e l’antimafia digitale. Applausi scroscianti per questi interventi e via tutti nelle varie aule a seguire i seminari. Gli argomenti andavano dal Facebook Advertising al Video Marketing, dalla Social Media Strategy a Google Adwords passando per quelli che i creativi considerano tecnicismi, della SEO e dei ChatBot. Nel complesso i seminari sono risultati davvero di ottimo livello, molto interessanti e ben strutturati, soprattutto considerando l’audience composta da esperti professionisti di settore.
La giornata è volata tra stupore e soddisfazione, è stata davvero proficua!

La voglia di relax e di svago, nonostante la giornata lunga e impegnativa, non è stata per nulla compromessa ed è così che dopo una bella doccia fresca in albergo, le due piadine king size e la “chiara media” di rito, approdiamo al Bagno 26 per il Web Marketing Festival Beach Party!

La voglia di prenderci un po’ di tempo per noi e per fare Team Building supera la voglia di essere freschi e pimpantissimi la mattina dopo, ed è così che tra un Gin Tonic ed un Mojito la parlantina si scioglie ed il bacino pure. Nella pista tra i tanti professionisti, che tutto sembravano tranne tali a quell’ora, ci mimetizziamo per qualche ora di sano divertimento.

Rincasati, ci godiamo le poche ore di sonno che avevamo a disposizione e poi di nuovo in piedi, carichi e pronti ad affrontare la giornata formativa e il viaggio di ritorno verso la base. Il merito della nostra freschezza va anche alla ricca colazione continentale dell’albergo che si è fatta trovare pronta a soddisfare i nostri appetiti fuori misura.

Giunti al Palacongressi per il secondo giorno, ci sentiamo già di casa, questo è il nostro mondo, questi i nostri colleghi e competitor e la voglia di fare bene e di apprendere tanto è forte.

Anche i seminari di oggi sono all’altezza delle aspettative, il team Markappa è sparpagliato nelle varie aule e attento agli argomenti del giorno. La riunione avviene solo per il pranzo, veloce e sano, in un vicino ristorante biologico che già il giorno prima ci aveva lasciati tutti molto soddisfatti. Alle 14 di nuovo in aula, separati, per il penultimo intervento, è alle 14.45 che il team Markappa chiude in bellezza il suo Web Marketing Festival, unito. L’appuntamento è segnato da tempo, c’è il seminario di Alessandro Mazzù, l’autore di un libro presente su tutte le scrivanie dell’ufficio; aula strapiena e il discorso poi tenuto ha dato soddisfazione ai tanti presenti.

Sono le 16 e l’ora purtroppo è arrivata, prima della chiusura dell’evento, si deve rientrare a Roma. Il clima è disteso e gli animi sono appagati e arricchiti dall’esperienza, imbocchiamo l’autostrada con un’unica certezza, l’anno prossimo saremo ancora qui, in riviera, per vivere con lo stesso entusiasmo il Web Marketing Festival 2018.

Avremo un anno di più e un bagaglio d’esperienza più grande sulle spalle ma questo non frenerà la nostra passione. #questoèmarketing

19576185_10212991255279014_1450254959_n.jpg

Edoardo Saba

 

 

Il neuromarketing nell’e-commerce: come aumentare le vendite online

MARTA VALENTI

Sapevate che il 95% delle decisioni di un individuo vengono prese in modo inconsapevole?

Gli studi effettuati dalle neuroscienze, infatti, hanno dimostrato che dei nostri tre cervelli, il rettiliano, il mammaliano e il mammaliano recente, a prendere il sopravvento sul nostro potere decisionale è proprio il rettiliano.

Si tratta della parte del nostro cervello di più antica formazione, responsabile dei comportamenti primordiali come l’istinto di fuggire di fronte a situazioni di pericolo, la sessualità, il piacere o altre funzioni basilari per la sopravvivenza di un individuo come la respirazione o la digestione, tipicamente scollegate dalla sfera della consapevolezza.

Il cervello rettiliano è strettamente collegato anche alle emozioni come dimostra un famosissimo esperimento condotto nel 2003 dal dottor R. Montague, direttore del laboratorio di Neuroimaging del Baylor College of Medicine di Houston.

Egli analizzò, servendosi della fMRI (risonanza magnetica funzionale), l’attività cerebrale di 67 soggetti ai quali chiese se preferissero Coca Cola o Pepsi, dopo averle assaggiate entrambe in due bicchieri distinti senza sapere in quale bicchiere fosse l’una e in quale l’altra. I risultati mostrarono che oltre la metà dei soggetti dichiarò una netta preferenza per la Pepsi e tale preferenza veniva confermata anche dal loro cervello; si notò infatti un’intensa attivazione del putamen ventrale, un’area legata al piacere (in questo caso si trovava piacevole un determinato gusto). Ripetendo però la prova, questa volta dicendo ai soggetti del test quale bevanda stessero assaggiando, se la Coca Cola o la Pepsi, prima che la bevessero, emerse invece il risultato contrario: il 75 % degli intervistati dichiarò di preferire la Coca Cola e questa volta ad attivarsi fu la corteccia prefrontale mediana, la sede del discernimento, nonché le reti di memorie. Questo perché i soggetti, nell’effettuare la scelta, risentivano fortemente di una serie di associazioni emozionali positive nei confronti della Coca Cola, frutto di anni ed anni di campagne pubblicitarie di successo che avevano portato i consumatori a nutrire un vero e proprio coinvolgimento emotivo nei confronti del brand.

Le implicazioni di tale scoperta sono state poi alla base di gran parte delle ricerche condotte per comprendere come gli individui assumano le loro decisioni di acquisto e come rispondano agli stimoli di marketing.

Si parla a tal proposito di neuromarketing, un nuovo metodo di ricerca in grado, proprio grazie agli strumenti messi a disposizione delle neuroscienze, di penetrare all’interno del black box dei consumatori e comprenderne gli ambiti più reconditi che guidano le nostre decisioni di acquisto.

Oggi questo metodo viene applicato anche negli studi legati al mondo digitale ed in particolare all’e-commerce. Moltissimi soggetti, infatti, oggi effettuano i loro acquisti su negozi virtuali (l’e-commerce in Italia vale 23,4 miliardi di euro secondo Il Sole 24 ore), pur dovendo ancora in molti casi convivere con uno stato di agitazione ed ansia dovuto alla mancanza di rapporti umani e al dover affidare i propri soldi ad un’interfaccia web.

Ma se è vero che ciò che spinge l’utente a cliccare sul pulsante “Acquista” è qualcosa di oscuro ed inconsapevole, fuori dal controllo della mente razionale, quali espedienti si possono utilizzare, nell’e-commerce ad esempio, per convincere il cervello rettiliano ed indurre l’utente all’acquisto?

In primo luogo, sapendo, attraverso gli studi di eye-tracking (strumento utilizzato per tracciare lo sguardo di un soggetto mentre scansiona una pagina web), che gli utenti leggono da sinistra verso destra, seguendo la forma di una effe, è bene posizionare i contenuti più rilevanti di una pagina in alto a sinistra;

Figura 1- Heat map, esempio di F-Pattern

marta1

Fonte: Saletti, A., 2016, Neuromarketing e scienze cognitive per vendere di più sul web

Inoltre, è bene servirsi di immagini che stimolino emozioni nell’utente, in particolare le immagini che più colpiscono l’utente sono quelle collegate alla sfera sessuale, o alle sensazioni primarie di fame, paura ecc. Tutti gli stimoli alimentati dal nostro istinto di sopravvivenza infatti risultano i più potenti nel motivare un soggetto a compiere un’azione.

Figura 2- Immagine legata alla stimolazione della sfera sessuale e della fame

marta2

Fonte: Saletti, A., 2016, Neuromarketing e scienze cognitive per vendere di più sul web

In un e-commerce è fondamentale, inoltre, l’utilizzo di immagini che ritraggano volti umani. Esistono infatti delle aree del nostro cervello interamente dedicate al riconoscimento di volti umani e all’interpretazione delle espressioni facciali. Utilizzare queste immagini è un buon modo per indurre gli utenti a fidarsi, ad immedesimarsi nella figura che osservano ed in generale per aumentare la propensione all’acquisto.

Figura 3.8- Heat map per prodotti di abbigliamento

marta3

Fonte: Wang et al., 2014,  The effect of human image in B2C website design: an eye-tracking study

Anche raccontare storie stimola la fiducia dell’utente: a tal proposito è fondamentale che in un e-commerce vi siano delle recensioni di altri utenti. Invece di esaltare le caratteristiche di un prodotto in modo asettico e eccessivamente razionale, non c’è niente di meglio che raccontare la storia di chi ha già utilizzato quel prodotto. La storia è un elemento in grado di abbattere le barriere di scetticismo degli individui e di coinvolgerli dal punto di vista emotivo.

Tutti questi elementi se utilizzati con accortezza rispetto alle esigenze del target di riferimento, possono apportare dei grandi benefici ad un sito e-commerce.

Il neuromarketing, dunque, fornisce spunti interessanti per capire prima e combattere poi lo stato di agitazione che colpisce le persone, soprattutto le meno avvezze, nel momento in cui si trovano ad acquistare sul web.

In generale, i comportamenti umani sono motivati da forza inconsce, qualunque siano le spiegazioni razionali che attribuiamo loro in seguito”  (A. Jodorowsky)

Marta Valenti

Calcio & Social: Real e Barça volano, le italiane arrancano

PASQUALINO BRUNO

Social sì, ma con moderazione. I club italiani sembrano aver scoperto, con notevole ritardo a dire il vero, l’importanza di piattaforme come Facebook, Twitter, Instagram e via discorrendo. Basta analizzare sinteticamente alcuni dati per capire il divario che esiste, nei social, tra i club italiani e quelli stranieri. La Juventus, ad esempio, può contare su oltre 27 milioni di iscritti sulla fanpage ufficiale di Facebook. Una pagina che è cresciuta notevolmente negli ultimi anni in termini di like, anche per il lavoro svolto dai social media manager in termini di gestione dei contenuti e di engagement nelle varie campagne di comunicazione. Una crescita accompagnata anche dai successi del club in campo nazionale e che potrebbe anche migliorare nei prossimi anni, visto che il nuovo logo del club, una J raddoppiata e stilizzata, è stato pensato e progettato con lo scopo di conquistare nuovi mercati e rendere la società bianconera un brand appetibile fuori dalla madrepatria e anche tra i non patiti di calcio.

Incensato a dovere il lavoro svolto dai social media manager della Juve, c’è da guardare ora il rovescio della medaglia. Se 27 milioni di iscritti alla pagina Facebook dei bianconeri vi sembrano molti, pensate che in cima alla classifica delle fanpage delle squadre di calcio più seguite c’è il Real Madrid, che, al momento attuale, può contare su 102.757.658 iscritti, mentre il Barcellona è distante pochi migliaia di fans, visto che è a quota 102.185.947 persone. Gradino più basso del podio per il Manchester United che veleggia sui 73 milioni di fans.  Una differenza abissale, quindi, tra i club della Liga (e aggiungiamo quelli della Premier) rispetto alle società di casa nostra. Soprattutto se consideriamo che gli account ufficiali sui social delle squadre di calcio servono per avvicinare il più possibile i tifosi ai loro beniamini, ma anche, e soprattutto, per creare campagne di marketing ad hoc. Tradotto in parole povere: i social servono per monetizzare.

Tornando nel Bel Paese, se la Juve è prima come numero di like sulla sua pagina Facebook, dietro si assesta il Milan, con quasi 25 milioni di fans. Di certo, il club rossonero può fare di più, dovuto anche alle 7 Champions League (o Coppe dei Campioni per i più nostalgici) che rendono la società rossonera conosciuta in tutto il mondo. Chissà se i nuovi proprietari del club, punteranno forte sulla crescita del “brand Milan” su larga scala. Terza la Roma con oltre 8 milioni di iscritti, mentre l’Inter è solo quarta con poco più di 6 milioni di like. Ma i neroazzurri sono sbarcati per primi su SINA Weibo, sito di microblogging cinese che è un ibrido fra Twitter e Facebook.

Se su Instagram è sempre la Juve a dettare legge (sette milioni di follower), su Twitter, invece, è il Milan che si piazza sul podio più alto, con 4.700.000 follower a fronte dei 4.300.000 follower della società bianconera.

Se le squadre di casa nostra hanno impiegato un po’ a scoprire le potenzialità dei social, i calciatori italiani o quelli che militano nel nostro paese, non esitano a raccontare tutto o quasi della loro vita attraverso tweet, foto e post. Certo, ogni tanto non mancano delle gaffe clamorose, basti pensare a Juan Cuadrado, che, a fine aprile scorso, in vista della trasferta di Bergamo della Juventus, ha deciso di pubblicare una foto con la nuova maglia dei bianconeri della prossima stagione, con tanto di nuovo logo. Post poi cancellato, ma intanto la foto ha fatto presto a diventare virale.

Nel frattempo un altro social sta provando a ritagliarsi uno spazio sul web. Si tratta di Dugout (“panchina” in inglese), fondato dai britannici Elliot Richardson e James Hilton e finanziato dall’Arcadia Group di Philip Green, uno che non perde tempo a buttare dei soldi su un nuovo progetto che reputa convincente e vincente.

Il concetto alla base di Dugout è semplice: sulla piattaforma, club e calciatori possono caricare contenuti (in prevalenza video) a profusione; per il momento si tratta di roba trita e ritrita, che già vediamo in giro su altri social, ma Dugout sembra avere margini di crescita. Il motivo è presto detto: su questa nuova piattaforma i club possono incassare più soldi. Se facebook e twitter dimostrano di avere le “braccine corte” quando si tratta di dividere i proventi pubblicitari con chi sfrutta la loro piattaforma, Dugout ha invece promesso una spartizione “alla pari” dei ricavi pubblicitari. Il 50% degli incassi derivanti dalla pubblicità inserita nei video postati dal club, quindi, finiscono direttamente nelle casse delle società. In futuro questo mezzo, realizzato con uno stile grafico che ricorda il videogames Pro Evolution Soccer e rivolto ai cosiddetti “millennials” (quelli nati tra gli inizi degli anni ottanta e i primi anni del Duemila, per capirci), potrebbe ospitare contenuti extra molto più interessanti e, perché no, anche partite amichevoli dei maggiori club calcistici al mondo.

Staremo a vedere, intanto Dugout è stato tradotto in nove lingue, senza tralasciare il mercato asiatico ovviamente. Il marketing legato ai social, quindi, sembrerebbe l’ennesima gallina dalle uova per il mondo del calcio. E l’Italia, soprattutto in questo campo, non può permettersi di restare nuovamente indietro!

Have a Digital Time al Web Marketing Festival

ANDREA SERGIACOMO

Il mondo digitale, si sa, presenta quotidianamente grandi novità capaci di stravolgere il mondo della comunicazione e delle relazioni tra le imprese e gli utenti. Le agenzie di comunicazione quindi non possono che essere in costante aggiornamento: Smart, Adaptive e Refreshing. Pensate a Facebook che, nel solo mese di Maggio, con l’introduzione di novità come quelle delle reaction anche nei commenti e le modifiche di alcuni strumenti di Facebook For Business come la “generazione contatti” o l’incremento di “copertura”, ha stravolto, e stravolgerà, le strategie di comunicazione sul social più famoso del mondo.

Fig. 1 Inserimento delle reaction nei commenti di Facebook 

Tutti gli attori protagonisti del mercato digitale, se incapaci di adeguarsi ai cambiamenti del mondo, rischiano di restare fuori dal digital world e di diventare non appetibili al mercato. In questo senso, anche Markappa è convinta che una continua formazione e un’assidua partecipazione a eventi di qualità siano il giusto veicolo per affermarsi nel mondo del digital marketing e per restare “sempre sul pezzo”. Per far ciò non esiste un evento d’eccellenza migliore del Web Marketing Festival.

Il Web Marketing Festival si svolgerà il 23 e il 24 Giugno presso il Palacongressi di Rimini ed offrirà 30 Sale Formative, ognuna delle quali tratterà uno specifico tema riguardante il mondo del digital marketing: dal Facebook Marketing al CMS; dal Mobile Marketing alle Chatbot; dal Google AdWords al mondo del Programmatic. In ognuna di queste sale, il WMF ha organizzato 6 speech formativi condotti da esperti del settore, nell’intento di offrire una panoramica delle novità introdotte dal mondo digitale aggiornando i diversi protagonisti del mercato: publisher, advertiser, analisti, blogger e così via.

L’obiettivo del Web Marketing Festival è quello di:

Contribuire alla creazione di un ecosistema di formazione e informazione che confluisce verso un processo di cambiamento e di innovazione sociale in continua crescita ”

Una due giorni ricca di informazioni e di esperienza sul campo, che permetterà, a te esperto del mondo digital, di perfezionare le tue competenze professionali, il tuo modus operandi, e ti darà la possibilità di conoscere le nuove tendenze utili per la tua crescita e per la tua realtà imprenditoriale. Inoltre il Web Marketing Festival offre una serie di iniziative di networking, che possano aiutare a farsi conoscere meglio, facendo incontrare e confrontare le diverse realtà in una location di eccellenza. Se siete delle Start-Up, per quest’anno avete già perso la grande occasione di partecipare alla Startup Competition, organizzata dal Web Marketing Festival, dove le più disparate realtà si metteranno in gioco e si sfideranno con le altre su un proprio progetto (inserire link alla start-up competition)

Markappa è lieta di essere Media Supporter del Web Marketing Festival e di essere presente a questa due giorni, dove porterà il suo spirito creativo e la sua dinamicità. Per sapere di più sul Web Marketing Festival visita il sito ufficiale e non esitare a contattarci per godere di una speciale promozione valida dal 5 al 16 giugno per partecipare al Festival.

Vi aggiorneremo costantemente da Rimini, per aiutarvi a scoprire le ultime novità del momento, grazie ai nostri canali ufficiali.

Have a Digital Time and #questoèmarketing

Quando l’HR Management sposa il web

ALESSANDRO PALUMBO

Nei giorni che viviamo, la parola “social” richiama subito alla mente tutto quanto è condiviso, interattivo, pubblicato (scusate, postato) sul web. Che ci piaccia o meno, e che sia moda, necessità o naturale conseguenza dell’evoluzione tecnologica, l’inflazionatissimo termine è sempre alla ricerca di nuovi compagni a cui affiancarsi: partendo dall’affiatatissimo tandem social network, abbiamo imparato a familiarizzare con espressioni quali social media, social food, social business, social innovation, social impact, social lending e così via. Per non essere da meno, innumerevoli Dipartimenti aziendali di gestione delle Risorse Umane (area spesso accusata di non aver seguito, nel pratico, le innovazioni teoriche degli ultimi anni) hanno dismesso il vecchio cappotto e indossato abiti sbarazzini e alla moda: è la nascita del Social HR.

AAA cercasi umanità… virtuale?

Con la definizione Social HR si rappresenta l’utilizzo delle piattaforme social a supporto dell’area Risorse Umane, soprattutto nell’ambito di ricerca dei candidati. In attesa di dati attendibili per l’anno in corso, il trend di crescita nel nostro Paese era stato confermato dall’indagine 2016 dell’Osservatorio HR Innovation Practice della School of Management del Politecnico di Milano. Intervistando 100 HR Executive di aziende italiane medio-grandi, era emerso che il 61% di queste avrebbe investito, nell’anno, in iniziative digitali nell’area HR, e la maggior parte (58%) aumentando il budget dedicato rispetto al 2015. Cambia anche l’Ufficio HR, che si prepara ad accogliere nuove figure emergenti quali il Social media recruiting specialist.

Al di là delle parole, della pubblicità, del fermento intellettuale, alla prova dei fatti (cioè nel fatidico momento in cui si bussa alla porta del CFO) le aziende, soprattutto medio-grandi, dimostrano quindi di prendere sul serio l’argomento.

Quantità e… qualità?

A fronte del certificato aumento di investimenti (quantità), c’è però da chiedersi se tutta questa moneta sonante venga spesa nel modo giusto (qualità). Le domande vanno poste soprattutto a riguardo di alcune problematiche che possono rappresentare punti critici nel rapporto tra impresa e mondo social. Riportiamo alcuni esempi:

Social Media Policy: la SMP è un documento aziendale che contiene le regole di interfacciamento dell’azienda con i social network, soprattutto a riguardo delle modalità di utilizzo degli account istituzionali da parte del/i responsabile/i (di solito il Social Media Manager). A seconda dell’attività svolta dall’azienda, il focus del documento può essere su: standard di risposte da dare all’utenza, argomenti e contenuti da pubblicare sul web, moderazione dei siti istituzionali e non, ecc.

Una possibile criticità emerge incrociando i dati della quarta ricerca dell’Osservatorio IULM sui Social Media (dati 2015), secondo cui, in Italia tre aziende su quattro utilizzano i social media per comunicare, con quelli del Social Recruiting Survey 2014, secondo cui solo il 46% delle aziende globali dichiara di avere una policy sull’utilizzo dei Social Network. L’utilizzo dei Social in assenza di regole ben precise può essere controproducente per l’impresa.

Ma quanto sono social i recruiter? Dall’indagine 2016 presentata in precedenza, emerge un dato preoccupante: in media, non c’è stato nessun incremento per il budget di formazione generale aziendale. Per quanto riguarda il Digital Learning, nonostante il 75% delle imprese lo consideri più rilevante della formazione tradizionale, solo il 12% della spesa complessiva per la formazione è riservata a tale modalità. E la situazione di partenza non è delle migliori: di nuovo dal Social Survey Recruiting 2014 risulta che solo il 18% dei recruiter si considera esperto, a fronte di un 51% mediamente competente, e di un 31% che si definisce novizio. Partendo dal presupposto (piuttosto ragionevole) che i dati relativi al nostro Paese siano ancora meno promettenti, si evidenzia un pericolosissimo sfasamento tra investimenti in strumenti digitali e formazione di chi questi strumenti sarà chiamato ad utilizzarli. Conseguenze immediate sono spreco di risorse e perdita di efficienza: la maggioranza dei recruiter non sarà in grado di utilizzare appieno gli strumenti sui quali le loro aziende concentrano notevoli investimenti.

Ma questo Social Media Recruiting Specialist… che fa?

Un nome che sembra uno scioglilingua, e che descrive il professionista specializzato nella ricerca di Personale tramite social network. Dal Work Trends Study 2015 pubblicato da Adecco, è emerso che nel 78,3% dei casi, le aziende utilizzano i social network per individuare i cd. candidati passivi, ovvero quei profili in possesso di tutti i requisiti per una determinata posizione ma che non vi si sono candidati (o perché non sono alla ricerca di un lavoro o perché non sono a conoscenza della vacancy). La parola d’ordine per il SM Recruiter potrebbe quindi diventare: creatività! Allo scopo di far parlare di sé con iniziative innovative oppure di stimolare l’attenzione e la competitività dei candidati “dormienti”. E sembrano dimostrarlo alcuni esempi che illustriamo in seguito:

  • Job call di Esselunga: Al grido di “Vuoi proporci la tua candidatura in modo innovativo? Hai ancora una settimana per partecipare alla nostra Job Call per la posizione di Assistant Buyer”, Esselunga ricerca un Assistant Buyer, e lo fa affidandosi a JustKnock!, innovativa piattaforma di condivisione (spontanea o, appunto, a seguito di specifiche Job call) di idee tra candidati e le aziende
  • Facebook, il più bistrattato dei social in tema di lavoro, è visto nell’ottica comune come il social “meno serio” (dal lato opposto della classifica, tra i più comuni: LinkedIn al primo posto, nel mezzo Twitter. Interessante notare come proprio “grazie” a questa nomea, FB diventa a volte il luogo di ricerca degli scheletri nell’armadio, virtuale, dei candidati. Ma ne parleremo un’altra volta). Ebbene proprio Zuckerberg, così attento ai trend del momento da cercare quasi sempre di anticiparli o di crearli, si trova questa volta a dover rincorrere, e lo fa con Facebook at Work (in figura).

    Facebook-at-work.jpg

    Si tratta di una versione del Social, del tutto simile a quella originale, ma dedicata all’ambiente lavorativo. Cambia il tema (dal blu al bianco), non le logiche interne: la versione serve a mettere in contatto i vari colleghi, condividere comunicazioni, documenti, creare e pubblicizzare eventi aziendali. Il tutto col consenso dell’azienda (che resta in ogni caso proprietaria dei contenuti condivisi) e con un occhio di riguardo alla sicurezza dei dati. Sarà un cavallo di battaglia o un asinello pigro?

  • Concludiamo con una notizia recentissima. In precedenza non l’abbiamo neanche nominato, ma negli ultimi giorni ha fatto tanto parlare di sé nell’ambiente HR: vedete Snaplications, leggete Snapchat, pensate a McDonald’s. In Austrialia è successo questo: la multinazionale statunitense ha deciso di utilizzare l’applicazione social, nota soprattutto tra i più giovani, per dare la possibilità di inviare una candidatura originale e con modalità d’utilizzo più vicine a loro. Si sa: quando si comunica nel modo che si conosce meglio, è più facile far emergere veramente chi si è. Si tratta di un doppio esordio: McDonald’s non aveva mai sfruttato i social network per la ricerca di personale, men che mai in modo originale, e Snapchat era stato sempre snobbato dai Social Media Recruiting Specialist (ormai avrete imparato a pronunciarlo).

    snap

 

E’ indubbio che i nuovi strumenti social possano costituire un vantaggio per gli HR Specialist, a patto che le aziende seguano però alcune accortezze: adeguata formazione delle risorse chiamate ad utilizzarli, in modo da massimizzare il ritorno sui consistenti investimenti che faranno negli anni a venire; costruzione di una specifica cornice e di regole di utilizzo condivise (molto utile può essere a tal proposito la diffusione di una chiara Social Media Policy); definizione di obiettivi precisi e sistematica misurazione degli sviluppi, unico modo per far sì che l’utilizzo dei social media non sia solo una moda ma possa diventare una vera attività a valore aggiunto.

 

Per curiosità, confronti o per saperne semplicemente di più, scrivete a: alessandropalumbo1990@gmail.com