Have a Digital Time al Web Marketing Festival

ANDREA SERGIACOMO

Il mondo digitale, si sa, presenta quotidianamente grandi novità capaci di stravolgere il mondo della comunicazione e delle relazioni tra le imprese e gli utenti. Le agenzie di comunicazione quindi non possono che essere in costante aggiornamento: Smart, Adaptive e Refreshing. Pensate a Facebook che, nel solo mese di Maggio, con l’introduzione di novità come quelle delle reaction anche nei commenti e le modifiche di alcuni strumenti di Facebook For Business come la “generazione contatti” o l’incremento di “copertura”, ha stravolto, e stravolgerà, le strategie di comunicazione sul social più famoso del mondo.

Fig. 1 Inserimento delle reaction nei commenti di Facebook 

Tutti gli attori protagonisti del mercato digitale, se incapaci di adeguarsi ai cambiamenti del mondo, rischiano di restare fuori dal digital world e di diventare non appetibili al mercato. In questo senso, anche Markappa è convinta che una continua formazione e un’assidua partecipazione a eventi di qualità siano il giusto veicolo per affermarsi nel mondo del digital marketing e per restare “sempre sul pezzo”. Per far ciò non esiste un evento d’eccellenza migliore del Web Marketing Festival.

Il Web Marketing Festival si svolgerà il 23 e il 24 Giugno presso il Palacongressi di Rimini ed offrirà 30 Sale Formative, ognuna delle quali tratterà uno specifico tema riguardante il mondo del digital marketing: dal Facebook Marketing al CMS; dal Mobile Marketing alle Chatbot; dal Google AdWords al mondo del Programmatic. In ognuna di queste sale, il WMF ha organizzato 6 speech formativi condotti da esperti del settore, nell’intento di offrire una panoramica delle novità introdotte dal mondo digitale aggiornando i diversi protagonisti del mercato: publisher, advertiser, analisti, blogger e così via.

L’obiettivo del Web Marketing Festival è quello di:

Contribuire alla creazione di un ecosistema di formazione e informazione che confluisce verso un processo di cambiamento e di innovazione sociale in continua crescita ”

Una due giorni ricca di informazioni e di esperienza sul campo, che permetterà, a te esperto del mondo digital, di perfezionare le tue competenze professionali, il tuo modus operandi, e ti darà la possibilità di conoscere le nuove tendenze utili per la tua crescita e per la tua realtà imprenditoriale. Inoltre il Web Marketing Festival offre una serie di iniziative di networking, che possano aiutare a farsi conoscere meglio, facendo incontrare e confrontare le diverse realtà in una location di eccellenza. Se siete delle Start-Up, per quest’anno avete già perso la grande occasione di partecipare alla Startup Competition, organizzata dal Web Marketing Festival, dove le più disparate realtà si metteranno in gioco e si sfideranno con le altre su un proprio progetto (inserire link alla start-up competition)

Markappa è lieta di essere Media Supporter del Web Marketing Festival e di essere presente a questa due giorni, dove porterà il suo spirito creativo e la sua dinamicità. Per sapere di più sul Web Marketing Festival visita il sito ufficiale e non esitare a contattarci per godere di una speciale promozione valida dal 5 al 16 giugno per partecipare al Festival.

Vi aggiorneremo costantemente da Rimini, per aiutarvi a scoprire le ultime novità del momento, grazie ai nostri canali ufficiali.

Have a Digital Time and #questoèmarketing

I formati del Native Advertising

ANDREA SERGIACOMO

La maggior parte degli inserzionisti e degli editori aspirano a fornire annunci a pagamento che siano talmente integrati con le pagine web e con i suoi contenuti che lo spettatore possa percepire queste pubblicità come non invasive ma, anzi, Utile. Questa è la parola chiave degli inserzionisti del XXI secolo. Bisogna raggiungere l’obiettivo di creare dei contenuti che siano considerati interessanti dal suo utente finale. Per questo motivo, gli attori protagonisti del Native Advertising hanno realizzato diversi formati native, che vengono utilizzati a seconda del contesto e degli obiettivi di comunicazione richiesti dal brand.

Nel 2013 lo IAB, sempre nell’ambito del suo Native Advertising Playbook, fornisce sei tipologie di formati di Native Advertising.

1) In-Feed Unit:

Figura 1.1. In-Feed Unit Native Ad su Mobile

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Fonte: http://nativemarketing.com/

Si tratta di un articolo o di  un contenuto sponsorizzato che assume le caratteristiche e la forma del newsfeed del sito in cui compare, con o senza un posizionamento garantito, ed è scritto con uno stile editoriale.

In questo modo, l’annuncio pubblicitario viene perfettamente inserito nel contesto editoriale del sito web scelto, risultando uguale agli altri contenuti realizzati dai diversi editori. Questi articoli native sono sempre seguiti da una dicitura che indica la natura pubblicitaria dello stesso: Advertisement/ AD”,”Promoted(by)”,”Sponsored (Content)”,”Presented by”, ”Suggested Post”. L’In-feed unit è la forma più diffusa e utilizzata dagli advertiser per la realizzazione di una campagna di Native Advertising, ma anche quella che ha diverse varianti.

Il  contenuto può assumere la forma di una storia che racconta il brand, di un link inserito in un contenuto organico creato dall’editore, di un contenuto che assume le caratteristiche, anche editoriali, degli altri contenuti presenti nello stesso sito web. Di solito l’annuncio Native viene venduto garantendo un posizionamento nel feed, in modo che l’acquirente dell’inserzione conosca perfettamente quali sono i contenuti che circondano l’annuncio stesso e ottenga la massima ottimizzazione di Click Through Rate (CTR)

Nel 2015 lo IAB ha pubblicato un aggiornamento del Playbook in merito agli in-feed unit. Nel Deep Dive On In-Feed Ad Units, lo IAB illustra tre formati:

  • Content Feed: si hanno sia su siti web per il desktop che sul mobile; la loro presenza è massiccia negli aggregatori di news e nei feed reader.
  • Product Feed: mostrano liste di prodotti, servizi o applicazioni.
  • Social Feed: tutti i contenuti presenti nei social; includono post degli utenti, video, foto o status insieme ai dati social come like, commenti, view e follower

  

2) Paid Search Unit

Figura 12. Esempi di Search Ad sulla Serp di Google

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Fonte: http://www.google.it

I paid search unit sono i formati native tipici dei motori di ricerca. Sotto questo aspetto, Google AdWords è sicuramente un leader e un pioniere della pubblicità Native in modalità SEM (Search Engine Marketing). L’annuncio assume la stessa forma e lo stesso stile degli altri risultati non sponsorizzati che si mostrano sulla SERP (Search Engine Result Page) del motore di ricerca, ma ha un posizionamento garantito, che cambia a seconda di quanto si è disposti a pagare per trovarsi in quella determinata posizione (meccanismo dell’asta).

Tali annunci sono, spesso, posizionati anche sulla colonna destra del motore di ricerca, accompagnate da immagini del prodotto. L’annuncio è misurato su parametri di conversione, quindi in base a quanti acquisti o a quanti clic sono stati generati. Quindi, più si ricercano parole efficaci, più il nostro annuncio risulterà vincente.

 

3) Recommendation Widgets

Figura 1.3. Recommendation Widgets

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Fonte: http://www.engageya.com/

E’ il formato che viene tipicamente usato dalle piattaforme di content recommendation come Outbrain, Taboola e Ligatus. Il recommendation widget presenta una sequenza di articoli, accompagnati da un’immagine (es. Fig.1.3). Il titolo, inserito nel formato, rimanda direttamente al testo del contenuto sponsorizzato, attraverso un link. Spesso è accompagnato da frasi come: ”You might like…”, ”Recommended by…”, ”Sponsored Content by…”.

 

4) In-Ad with Native Element Unit:

Figura 1.4. In-Ad with Native Element Unit

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Fonte: http://www.brandba.se/

E’ un annuncio pubblicitario standard IAB. Questo formato native fornisce contenuti contestualmente rilevanti all’interno degli annunci, con un link che rimanda a una pagina separata. Ha un posizionamento garantito, in modo che l’agenzia sappia quali contenuti circonderanno la pubblicità stessa e si monitora in base all’interazione con la marca e al clic sul link.

5) Promoted Listings

Figura 1.5. Promoted Listings

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Esse sono le pubblicità native che ritroviamo nei siti di e-commerce. Chi di voi non ha mai visto un prodotto che vi faceva impazzire  e soprattutto “sponsorizzato” all’interno di Ebay, Amazon, Subito.it, o Foursquare. Attraverso questo formato native, vengono mostrati particolari prodotti di una determinata categoria accompagnati da frasi quali: ”Ads”, ”Sponsored Products”, ”What’s this?”. Sono progettati per adattarsi con l’esperienza di navigazione di noi utenti, creando un collegamento ad hoc a una pagina del brand sponsorizzatore.

 

6) Custom/Can’t be contained

Figura 1.6. Esempio di creatività Custom

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E’ il formato che lascia maggiore spazio, per chi lavora nel mondo dell’online advertising, alla creatività. Non vi è un limite fissato a ciò che può essere creato con questo formato, in quanto si lavora su unità personalizzate. L’editore e l’inserzionista potrebbero decidere di creare un singolo contenuto, fatto di immagini e video riproducibili; oppure creare una serie di contenuti, realizzando così una storia a puntate, dove ogni articolo tratterà temi diversi ma, allo stesso tempo, collegati tra di loro. Un esempio è Philips che, attraverso il New York Times, ha sponsorizzato una storia a puntate, con cadenza settimanale, sulla salute e su come averne cura. All’interno della storia sponsorizzata il brand non viene mai nominato. In questa categoria di formati rientra qualsiasi contenuto che non fa parte degli altri gruppi appena illustrati. Possono assumere diverse forme mantenendo, allo stesso tempo, lo stile e il modo di realizzare contenuti del sito ospitante.

Il mondo del Native Advertising, allora, lascia ai diversi esperti del settore ampi margini per sfruttare a pieno le due caratteristiche principe per ogni inserzionista: la Creatività e la massima Ottimizzazione dell’investimento.  E allora non c’è altro da fare: Be Native!

Il native advertising: cos’è e come riconoscerlo.

ANDREA SERGIACOMO

La comunicazione delle nostre imprese sta evolvendo sempre più, andando incontro all’utilizzo di strumenti digitali. In questo ambito la pubblicità online sta assumendo un ruolo centrale e fondamentale; non solo nell’elaborazione delle strategie delle singole imprese, ma soprattutto nella user experience che quotidianamente viene vissuta, ormai, dal singolo utente. Si assiste, così, alla costante nascita di “community”, dove ogni utente è interconnesso con altri digital movers attraverso un numero considerevole di device: smartphone, laptop, notebook, tablet, digital wall sono diventati ormai strumenti del vivere quotidiano. Attraverso queste tecnologie, e grazie all’avvento definitivo dei social network, l’utente è in grado di informarsi, conoscere l’opinione del mondo Internet, commentare le opinioni altrui e dare il proprio giudizio, il proprio pensiero.

Proprio in questo contesto, sta emergendo, incessantemente, l’online advertising. Attraverso l’uso di ricerche di mercato, di analisi dei trend e dell’utilizzo di dati e insight nelle mani dei diversi advertiser, la pubblicità online sta diventando uno strumento pronto a fornire, al momento giusto,  informazioni ricercate dall’utente e a veicolare i valori e i prodotti che il brand vuole far conoscere.

L’online advertising è in continuo cambiamento ed evoluzione, insieme al mondo dei comportamenti dei consumatori. In questo vento di novità, l’online advertising si proietta verso una nuova forma di comunicazione, dove la pubblicità è inserita all’interno di un contesto in cui il singolo soggetto ricerca informazioni o “contenuti”, con l’intento di instaurare un vero e proprio rapporto con quest’ultimo. Una forma di comunicazione  dove non viene interrotta la user experience; dove la pubblicità non è invasiva; dove il contenuto ha l’obiettivo di catturare l’attenzione del lettore e fornire, allo stesso tempo, notorietà per la marca sponsorizzatrice. Questo nuovo modo di fare pubblicità viene chiamato Native Advertising.

 

andrea1Fig. 1 Differenza tra un Banner e un’inserzione di Native Advertising

Il Native Advertising è un contenuto sponsorizzato, promosso e visualizzato dal lettore all’interno di un determinato spazio web, che si pone l’obiettivo di catturare l’interesse degli utenti senza essere invasivo. In questo modo, viene meno la natura “intrusiva” di pubblicità online, come ad esempio il banner, in quanto il contenuto sponsorizzato si inserisce all’interno di contesti coerenti. L’annuncio si mostra, anche visivamente, come parte integrante del newsfeed in cui la stessa pubblicità compare. Il punto di forza del Native Advertising è, quindi, l’integrazione dei contenuti pubblicitari all’interno del contesto editoriale dove essi vengono posizionati. L’obbligo, per l’inserzionista di una campagna Native, è quello di indicare, in maniera estremamente chiara, che il contenuto è “sponsorizzato” o “brandizzato”

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Fig. 2 Inserzione Native su Instagram

Il Native Advertising è uno strumento nuovo e in continua evoluzione che viene sempre più preso in considerazione dalle grandi agenzie pubblicitarie. Nonostante questa crescita, vi è ancora confusione su cosa esso sia effettivamente.
Fino al 2013, si assiste a tantissime definizioni di Native e, con il passare del tempo, si sono delineati gli elementi che contraddistinguono lo stesso strumento: contenuti pubblicitari prodotti o co-prodotti insieme all’advertiser che vivono nel flusso editoriale; o ancora l’integrazione di quest’ultimo con il design del sito, in cui la pubblicità compare.
In questo panorama molto confuso e con troppe definizioni, è stato di rilevante importanza lo studio e il lavoro di IAB,  Interactive Advertising Bureau. L’obiettivo principale dell’associazione è diffondere la conoscenza della comunicazione digitale, stabilendo policy e standard di pubblicità online da rispettare, mantenendo viva e concreta la relazione sia con i singoli media che con le istituzioni.

Proprio in quest’ottica,  nel 2013 lo IAB, attraverso il suo documento Native Advertising Playbook, stabilisce una definizione molto chiara di questo strumento:

“Il Native Advertising fa riferimento ad annunci a pagamento coerenti con il contenuto della pagina, con il design e il comportamento della piattaforma in cui sono ospitati, in modo che l’utente li percepisca come parte di essa.”

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Esistono, però, delle regole ben precise che devono essere seguite dal publisher e dall’ advertiser, in modo da tutelare il consumatore  e far sì che quest’ultimo sia perfettamente informato della natura “brandizzata” del contenuto.
In quest’ottica, negli USA, la FTC, Federal Trade Commission, un’organizzazione governativa statunitense, sottolinea come questa tipologia di pubblicità può assumere diverse forme: un post, un tweet sponsorizzato, un contenuto, che scorre nel newsfeed di un sito editoriale come il Washinghton Post, The Guardian o Buzzfeed; o un widget che instaura un collegamento al contenuto sponsorizzato. Questi contenuti devono, però, essere accompagnati da un’etichetta che certifichi la natura pubblicitaria del contenuto. E’ necessario, dunque, che ci siano delle regole e delle metodologie precise per la realizzazione di una giusta campagna di Native Advertising. Importante è avere, inoltre, una buona conoscenza di base su cosa esso sia, in modo che lo strumento risulti essere efficace e non ingannevole.

In sintesi, ogni definizione di Native Advertising ci aiuta a individuare le caratteristiche principali che contraddistinguono questa nuova forma di pubblicità:

  1. il Native Advertising è un contenuto sponsorizzato da un brand;
  2. il contenuto creato per una campagna native assume la stessa forma, lo stesso design e la stessa funzione dei contenuti presenti nella piattaforma editoriale in cui compare;
  3. il Native Advertising ricerca un’interazione spontanea dell’utente, che vede il branded content come parte integrante del sito web esplorato;
  4. l’annuncio native deve comunicare all’utente la sua natura pubblicitaria, attraverso l’apposizione di etichette come “Sponsored content” o “Promoted by”, in modo da non ingannarlo.

Enjoy the Native!