Storytelling e politica: quando il racconto diventa strategia politico-elettorale

RAISSA MASCITTI

“Finché le gazzelle non sapranno raccontare le loro storie,
i leoni saranno sempre i protagonisti dei racconti di caccia”

Viviamo immersi nelle storie: le ascoltiamo, le raccontiamo, le accettiamo e le rifiutiamo; abbiamo una mente narrante che identifica e comprende modelli narrativi universali, grazie ai quali conosciamo noi stessi e il mondo che ci circonda, costruiamo relazioni e condividiamo memoria. Fin dalle origini l’uomo ha sentito la necessità di raccontarsi e di tramandare ciò che gli viene raccontato, quasi con la consapevolezza di essere responsabile di un’eventuale scomparsa del passato.
La narrazione oggi è diventata una tecnica di comunicazione finalizzata alla persuasione e applicata anche – con fortune alterne – alla politica e alle dinamiche di ricerca del consenso. Si parla infatti di “storytelling politico”. Per definizione, lo storytelling è l’attività di narrare per comunicare pensieri, emozioni, esperienze o più in generale messaggi, a degli ascoltatori, tramite un processo di immedesimazione. Le persone partecipano alla storia facendola propria.

Lo storytelling politico non può essere soltanto identificato nella creatività di claim e slogan. Andrea Fontana, pioniere dello storytelling politico e aziendale, sostiene fermamente che avere un racconto politico da condividere con i propri elettori è ormai una necessità fondamentale delle leadership politiche contemporanee. E’ necessario tenere presente alcuni fattori dello storytelling applicati alla politica quotidiana, facendo attenzione a non confondersi con la mera e improduttiva retorica.

Per generare un buon racconto politico non servono solo contenuti, possibilmente coerenti e veritieri; temi, contenuti e valori sono elementi necessari ma non più sufficienti. C’è altresì bisogno di uno storyteller che sia anche un leader, che oltre a saper raccontare deve saper manifestare la sua leadership, deve saper “accendere” il racconto. Come? Facendo leva sulle EMOZIONI. Colpendo intuito, cuore, testa e pancia.

Fig. 1: Immagine simbolo della campagna elettorale di Barack Obama per le elezioni presidenziali Usa del 2008.

barack-obama-yes-we-can-1.jpg

Alla “vecchia” piazza, l’agorà dove si faceva Politica, oggi si affianca il web; è nata una specie di commistione tra la piazza fisica e la “mediasfera”, all’interno della quale si deve dare risposta alle paure delle persone. Un buon storyteller politico deve, però, saper calibrare la dose emotiva, cercando di non esagerare. Ciò potrebbe creare frustrazione, paura, ansia e c’è il rischio di perdere gran parte dell’elettorato. Nello storytelling politico occorre, dunque, dosare bene le paure ed essere veloci, puntuali, precisi, calzanti e coerenti. Proprio per questo motivo ritengo che con Trump si è verificato proprio un vero e proprio fallimento dello storytelling inteso come strategia comunicativa alla luce di quanto detto fin ora; nel suo caso, più che di storytelling si può parlare di efficace ed efficiente populismo (Consiglio la lettura di Populist Political Communication in Europe, 2017 Routledge, New York, Taylor & Francis Group).

Fig. 2: Famoso tweet di Donald Trump contro la CNN.

trump.png

Niente di quanto viene raccontato, per quanto creativa e originale una storia possa sembrare, è nuovo. Tutti i racconti, da Shakespeare a Spielberg, possono essere ricondotti a sette tipologie di storie, sette trame archetipe che ricorrono nella narrazione. Il candidato può essere visto come l’eroe della storia che si deve costruire, si può dunque far leva sul viaggio dell’eroe di Chris Vogler e su testi come “The hero with a thousand faces” di Joseph Campbell.

Ecco proposte alcune delle trame politiche più diffuse, applicate a casi concreti osservati in questi ultimi anni.

EROE + TRAGEDIA: Il caso Obama. Si è auto-raccontato come l’uomo della conciliazione e della speranza. Il suo “Yes, We can” rappresentava  la nuova promessa positiva, dopo la politica brutale dello “Shock and Awe” di Bush.

COMMEDIA + MELODRAMMA: Il caso Berlusconi. Si è presentato come “l’imprenditore di successo che si è fatto da solo”. Lui era “l’uomo del fare” da cui ha fondato “il Governo del fare”.

TRAGEDIA + MELODRAMMA: Il caso Monti. Il suo è stato il racconto dell’uomo che avrebbe dovuto salvare il Paese dall’abisso economico. Lui doveva essere il “Professore” in grado di portare sicurezza e certezza. Era il “Tecnico” stimato e ossequiato, soprattutto all’estero.

COMMEDIA + EPICA: il caso Renzi. Il suo racconto può essere riassunto con il seguente epiteto, il “Rottamatore”. Ha raccontato la storia del Boy Scout, in grado di salvare l’amico nel momento del bisogno. E’ apparso come il beffardo e il goliardico che stravolge i formalismi e i vecchi rituali di palazzo.

Una volta detto questo però, occorre fare molta attenzione alla contro-narrazione, perché da ”Uomo della speranza” si può facilmente diventare “Ingannatore perfetto”, oppure “L’imprenditore che si è fatto da solo” può diventare in un attimo “L’egoista manipolatore che governa per salvaguardare i propri interessi”, “Il professore” può diventare “Il tecnico inetto incapace di dire le cose come stanno”, “Il Rottamatore” diventa “Il Lobbista espressione dei poteri forti” e così via.

Fig. 3: Matteo Renzi in bici per la sua campagna elettorale nel 2013.

133714584-d94f3159-bbed-4942-a050-814379c23a9f.jpg

Proprio per questo motivo, chi si occupa di questa disciplina è chiamato a raccontare il “prodotto politico” a 360 gradi, creando un vero e proprio mondo narrativo. Il contenuto multimediale ritenuto più idoneo per lo storytelling politico è sicuramente il video, soprattutto se live, per offrire uno sguardo autentico e genuino sul candidato. Nella campagna elettorale per le presidenziali Usa 2016, piattaforme come Periscope e Live di Facebook sono state molto utilizzate, soprattutto dalla candidata democratica Hillary Clinton. La Clinton si è affermata come la regina indiscussa del live stream, con un costante uso di Periscope, live Facebook via mention, e Snapchat (Il Pew Internet Research Center e l’American Life Project pubblicarono un rapporto sui video a contenuto politico nella campagna elettorale per le presidenziali Usa 2012. Nel rapporto si legge che il 66% degli elettori aveva seguito la campagna attraverso video su Internet). Ricordando che “Likes don’t vote, peolpe do”, nella comunicazione politica è fondamentale l’utilizzo ottimale dei social network, unito ad un efficiente ed efficace richiamo a slogan e claim nei manifesti, sfruttando il potere emotivo delle immagini (si parla infatti anche di visual storytelling). Concludo con una frase di Andrea Fontana che racchiude al meglio quanto detto fin ora: “Lo scopo della politica non è quindi  esclusivamente problemi economici, politici e militari, ma anche dare alla possibilità di migliorare la propria storia di vita evolvendo il racconto personale e collettivo”.

Raissa Mascitti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...